Data

22 Gen 2019

Seconda metà del 1800. La migrazione per le Americhe colpisce anche le terre tra Cuneese e Liguria. Dal Cebano - a pochi km da Savona, Langa e Mondovì-, in molti partono verso la California. E inviano soldi in patria, spesso attraverso il Banco Azzoaglio. L'istituto di credito che Paolo, commerciante, proprietario terriero e immobiliare, «inventa» a Ceva nel 1879. Sul vecchio libro mastro c'è la data del primo versamento di capitale sociale: il 22 gennaio. Esattamente 140 anni fa. 
La banca è sempre d'impronta familiare: dopo Paolo, la guida passa al figlio Vincenzo, e da lui ai nipoti del fondatore, i fratelli Francesco (già «ad» e attuale presidente del Comitato esecutivo) e Paolo (morto qualche anno fa). Nel Comitato entra la quarta generazione: i cugini Erica e Simone, con incarichi dirigenziali come consiglieri. Le loro sorelle, Elena e Selina, sono fra i soci (come la Banca Passadore, sotto il 10%).

Politica dei piccoli passi
La storia della piccola realtà s'intreccia con le vicende di un intero territorio. Dagli Anni '60, con una «politica di piccoli passi», il Banco diventa ciò che è oggi. Dalla sede di Ceva, nello stesso palazzo dalle origini, derivano una ventina di filiali: la prima a Garessio, poi il salto in Liguria e nelle Langhe.
Quindi Saluzzo, Alba, Bra, Mondovì, Cuneo. E Torino. «Una storia di famiglia, legata ai valori del territorio - racconta Francesco Azzoaglio, una vita alla guida dell'istituto -. Il nonno ha intrapreso l'attività, complementare ad altre consolidate. Chi si era improvvisato, invece, non ha superato la crisi del 1929-31. Noi avevamo
radici solide». Il segreto? «Una banca locale deve saper ricevere e dare fiducia. Credere negli imprenditori e nelle famiglie, nelle loro esigenze. Se non avessimo dato qualcosa al territorio, non saremmo sopravvissuti 140 anni. Solo condividendo il percorso si può crescere».
Simone Azzoaglio: «Amiamo definirci "moderni per tradizione". Significa coniugare qualità, rapporti era dipendenti e clienti, innovazione digitale. Guardare avanti, ma con le radici salde». In quasi un secolo e mezzo, di lì sono passate le vicende di imprenditori, agricoltori e commercianti, che hanno «messo su» le attività
condividendo i loro sogni con la piccola banca. Come enti, associazioni, realtà sociali che, con un sostegno, hanno potuto raccontare il territorio.
Erica Azzoaglio: «Lavorare in banca per me è passione, pur se impegnativa. Ma con un valore:
la consapevolezza che è un'azienda diversa dalle altre. A servizio di famiglie, imprese e territorio. I solidi indici di patrimonio, anche in tempi difficili del settore, continuano a permetterci di farlo e avere una forte funzione sociale».