6 luglio 2026, Corriere della Sera
Euro digitale, pagamenti elettronici, investimenti. Oggi all'Unione Industriali di Torino la presidente del gruppo Credito e finanza parla delle banche 5.0
«Finanza digitale e geopolitica: l'Europa centro delle trasformazioni». È il titolo dell'incontro dell'Assemblea Gruppo CFA Credito che si tiene oggi alle 17.30 al Centro Congressi dell'Unione industriali.
«Addio ai contanti? Le nostre banche sono pronte alla moneta virtuale e a tutte le innovazioni nel sistema dei pagamenti, ma la consulenza ai clienti non si potrà mai digitalizzare». Oggi, alle 17.30, al centro congressi dell'Unione Industriali di Torino, Erica Azzoaglio, quarta generazione alla guida del gruppo bancario di famiglia (il Banco Azzoaglio), nelle vesti di presidente del gruppo Credito, Finanza Assicurazione (73 imprese iscritte) aprirà il dibattito sulle nuove frontiere del sistema bancario all'evento «Finanza digitale e geopolitica: l'Europa al centro delle trasformazioni». In agenda c'è l'arrivo dell'euro digitale, appena approvato da Bruxelles, una divisa che sarà emessa direttamente dalla Banca Centrale, con il modello peer to peer , e affiancherà banconote e monete senza sostituirle (almeno non subito) puntando a rivoluzionare la finanza nelle tasche di tutti i cittadini. Apriranno i lavori il presidente dell' Unione Industriali Torino Marco Gay e la presidente delle aziende del gruppo Cfa Erica Azzoaglio e seguiranno gli interventi di Silvia Attanasio (ABI), l'editorialista del Corriere della Sera Ferruccio de Bortoli, Massimo Itta (Bancomat), Amedeo Perna (Futura Law Firm) e Pietro Sella (Gruppo Sella).
Erica Azzoaglio, addio alla carta ma anche ai conti correnti? Che faranno le banche in futuro?
«Andiamo verso un mondo sempre più digitale. Le nostre banche sono pronte alle sfide dell'innovazione, ma la tecnologia che entra in campo non mette in discussione il sistema del credito anzi lo rafforza. Il nostro ruolo è quello di consulenti per il risparmio e per gli investimenti oltre che erogatori di servizi di credito. Questo è il nostro core business che si amplierà ulteriormente»
In che modo?
«Le innovazioni tecnologiche che stiamo incorporando sono innovazioni di processo. Servono a migliorare la qualità dei servizi finanziari. Il mondo senza carta non significa che si perderà il contenuto e il valore della stessa. Semplicemente si digitalizza il processo, ma i bisogni restano. A cominciare dagli investimenti per la crescita».
In Piemonte gli investimenti delle imprese sono al lumicino. Basterà l'euro digitale a risollevarli?
«Credo che l'introduzione dell'euro digitale interessi tutti ma soprattutto le imprese manifatturiere. Sulla fiducia che porta a investire di più non potrà fare molto. Le nostre aziende investono, sia ben chiaro. Ma oggi lo fanno perlopiù come attività di sostituzione. Cambio il macchinario vecchio con quello nuovo. Se c'è un'incentivo pubblico meglio ancora. Ci vuole più fiducia nel futuro anche se il contesto internazionale consiglia prudenza».
Le imprese manifatturiere a volte dicono il contrario. Sono le banche a non avere fiducia in noi. E qui la tecnologia non c'entra.
«Il sistema del credito eroga prestiti seguendo gli standard imposti dal regolatore. Non è vero che c'è una stretta del credito tout court. È vero che si tende a finanziare di più i buoni progetti. E torniamo al tema principale: la fiducia. I progetti di espansione dimensionale, di cui ha tanto bisogno il Piemonte, se presentati con solidi business plan troveranno finanziamenti. Oggi però non sono molti».
Il mismatch domanda e offerta del credito è rilevate quasi quanto nel lavoro. Non è così?
«Come gruppo Cfa ce ne siamo resi conto. E abbiamo costituito un gruppo di lavoro proprio per allineare meglio domanda e offerta. È interesse di tutti far decollare gli investimenti per la crescita Soprattutto oggi in una stagione in cui, nonostante le crisi, i tassi sono rimasti bassi».
Euro digitale, blockchain, wallet virtuali. Il sistema dei pagamenti diventa liquido. Ma poi risparmiatori e imprese chiedono alle banche di fermare la chiusura degli sportelli. Come mai?
«Perché la rivoluzione digitale non va intesa come sostitutiva, ma come servizio aggiuntivo. Sono convinta che l'Ai non sostituirà la consulenza. Imprese e risparmiatori hanno bisogno di presenza fisica. E mi tolgo il cappello di presidente del gruppo Cfa per indossare quello del Banco Azzoaglio. Noi abbiamo scelto di aprire nuove filiali dove gli sportelli stavano scomparendo. E l'abbiamo fatto in collaborazione con la tecnologia. Infatti abbiamo lanciato sportelli dove la consulenza si fa da remoto. La banca diventa ibrida, sia digitale che fisica. Credo sia il giusto equilibrio».