Data

04 2026

Primo closing per il Basket Bond promosso da Finpiemonte: raccolti 16,5 milioni, che raddoppiano con l’intervento di Mediocredito Centrale. Cinque banche del territorio nell’operazione. Un'alternativa al tradizionale credito bancario per le pmi

 

Non soltanto banche. Per finanziare investimenti, innovazione e crescita, le piccole e medie imprese piemontesi avranno a disposizione anche una strada alternativa al tradizionale prestito bancario. Parte concretamente il Basket Bond Piemonte, l’operazione promossa da Finpiemonte con il sostegno della Regione Piemonte e gestita da Sinloc Investimenti Sgr, che punta a mobilitare complessivamente fino a 75 milioni di euro.

Il primo closing del fondo si è chiuso con una raccolta di 16,5 milioni. Di questi, 7,5 milioni sono stati messi da Finpiemonte, nel ruolo di anchor investor territoriale, mentre altri 9 milioni arrivano da cinque istituti di credito: Banca Alpi Marittime, Banca d’Alba, Banco Azzoaglio, Banca di Cherasco e Cassa Centrale. A questa provvista si affianca Mediocredito Centrale, che si è impegnato a sottoscrivere una quota equivalente nelle singole emissioni: la capacità di investimento già attivabile sale così a 33 milioni di euro.

L’obiettivo, però, è quasi raddoppiare. Il fondo può infatti raccogliere fino a 37,5 milioni, coinvolgendo nei prossimi mesi altri investitori istituzionali. Con l’intervento paritario di Mediocredito Centrale, il plafond complessivamente destinabile alle imprese potrebbe quindi raggiungere 75 milioni.

 

 

Come funziona il paniere

Il meccanismo serve soprattutto a portare sul mercato dei capitali imprese che, prese singolarmente, avrebbero maggiori difficoltà e costi nell'emettere obbligazioni. Le aziende emettono propri minibond, che vengono aggregati in un unico portafoglio – il “basket” – destinato agli investitori istituzionali. In questo modo si ottengono due risultati: per chi investe il rischio viene distribuito tra più aziende, mentre per le imprese diventa più semplice accedere a una forma di finanziamento a medio-lungo termine diversa dal normale credito bancario.

È una diversificazione tutt’altro che marginale per un sistema produttivo, come quello piemontese, composto in larghissima parte da piccole e medie imprese e tradizionalmente molto dipendente dalle banche. Il modello era stato presentato dalla Regione e da Finpiemonte nel febbraio scorso come prima operazione di basket bond territoriale realizzata in Piemonte. Da allora è partita la fase di costruzione finanziaria e di raccolta delle manifestazioni d’interesse delle aziende; con il primo closing si passa ora alla disponibilità effettiva delle risorse.

 

 

Fino a 3,75 milioni per azienda

Lo strumento è rivolto a Pmi e MidCap con almeno una sede operativa in Piemonte. Ogni singola emissione può arrivare fino a 3,75 milioni di euro e avere una durata fino a otto anni, prorogabile di ulteriori dodici mesi, con modalità di rimborso flessibili. Il taglio medio immaginato per le operazioni è però decisamente inferiore, attorno al milione di euro: una dimensione che rende il meccanismo utilizzabile anche da aziende lontane per struttura e fatturato dal mercato obbligazionario tradizionale.

C’è poi un’altra gamba pubblica dell’operazione. Il portafoglio può beneficiare della Sezione speciale del Fondo Centrale di Garanzia, con una copertura che può arrivare fino all’80 per cento della perdita sulla singola emissione. È proprio la combinazione tra garanzia pubblica, presenza di Finpiemonte e intervento di Mediocredito Centrale a rendere il paniere più appetibile per gli investitori privati.

 

 

La Regione paga parte dei costi

Emettere un minibond, tuttavia, comporta spese di consulenza, strutturazione e collocamento che possono risultare pesanti soprattutto per un'impresa di dimensioni ridotte. Per abbassare questa barriera la Regione Piemonte ha previsto un contributo a fondo perduto che può coprire, a seconda delle dimensioni dell’azienda, dal 50 al 90 per cento dei costi ammissibili.

Il tetto ordinario è di 50 mila euro per impresa, che sale a 60 mila euro quando il minibond è ESG-linked, cioè collegato al raggiungimento di obiettivi ambientali, sociali o di governance. Le domande per ottenere l’agevolazione sono aperte dallo scorso aprile e, salvo chiusure anticipate dello sportello, potranno essere presentate fino al 21 dicembre.

Anche la struttura finanziaria dei bond può premiare il raggiungimento degli obiettivi ESG, per esempio attraverso una riduzione del tasso applicato all'impresa.

 

 

Da 7,5 a 75 milioni

È soprattutto l'effetto leva il tratto più interessante dell’operazione. Finpiemonte impegna direttamente 7,5 milioni di euro, ma la presenza delle banche territoriali porta il fondo, già al primo closing, a 16,5 milioni. L’intervento di Mediocredito Centrale raddoppia questa cifra a 33 milioni. Se nei prossimi mesi il fondo raggiungerà il target massimo di 37,5 milioni, la disponibilità complessiva per finanziare le emissioni arriverà a 75 milioni.

In altre parole, l’obiettivo è usare il capitale pubblico non tanto per sostituire quello privato, quanto per trascinarlo nell’operazione e moltiplicarne l’effetto. Per il Piemonte è anche un tentativo di recuperare terreno nell’utilizzo della finanza alternativa. Lo stesso presidente di Finpiemonte Michele Vietti, presentando nei mesi scorsi il progetto, aveva riconosciuto come l’iniziativa arrivasse a colmare un divario rispetto ad altre regioni che avevano già sperimentato strumenti analoghi.

Adesso la struttura finanziaria c’è e il primo pezzo del plafond è stato raccolto. La prova decisiva sarà un’altra: quante imprese piemontesi, abituate a bussare soprattutto alla porta della banca, sceglieranno di finanziarsi passando anche dal mercato dei capitali.

 

 

Fonte: Lo Spiffero – 3 settembre 2026