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BRESSO-COTA DI FRONTE A BRA, ALLA FINE VA IN SCENA LO SCONTRO
 BRA – Fuoco alle polveri. Lunedì scorso quello che avrebbe dovuto essere il confronto Bresso-Cota si è acceso oltremodo giungendo a passo dalla lite. Complice un tifo organizzato da supporters partigiani dentro il Politeama. Tanto che alla fine la presidente uscente della Regione ha dichiarato di non voler più partecipare a “faccia a faccia” con il suo aspirante successore della Lega Nord.
«Sono stufa di ascoltare falsità e subire aggressioni e insulti», si lamenta la Pd Mercedes Bresso, mentre Roberto Cota ribatte che «la mia avversaria non accetta le regole di un vero confronto democratico».
Con buona pace delle prospettive economiche mondiali per il 2010, quello che avrebbe dovuto essere il tema della sfida organizzata dalla Confindustria, ad animare un dialogo sempre molto teso è stato il rapporto tra Palazzo Lascaris e la Granda: opere pubbliche, infrastrutture, sanità, burocrazia e servizi. Nicoletta Miroglio, presidente dell’Unione Industriale, nel suo intervento d’apertura aveva ricordato – molto applaudita dalla platea – «che il Piemonte non è solo Torino, un grande universo industriale specializzato nell’auto e un’area metropolitana impegnata a reinventare se stessa».
Cota l’ha colto come un assist al centro-destra e alle sue denunce di “torinocentrismo” del centro–sinistra, e non ha più mollato la presa. Bresso ha atteso l’ultima fase delle ostilità per forzare la situazione a suo favore attribuendo «all’assenza della Provincia» la responsabilità del fatto che solo qui da noi non si è riusciti a far decollare nessuna delle grandi opere inserite nel cosiddetto Piano Nodi. A questo punto si è scatenata dalla platea anche Gianna Gancia, presidente della Provincia, che ha accusato Bresso di «dire il falso e ricorrere a insulti».
Dietro di lei il professor Andrea Boltho, cervello palermitano emigrato a Oxford, guardava il tutto con ironia e una certa preoccupazione. Della sua simpatica e dottissima relazione sul futuro dell’economia mondiale, non restavano che macerie. La polemica sul Piano nodi si è trascinata ulteriormente in settimana, in una dura lettera di Gancia e nella replica scritta da Bresso. La compagna narzolese del ministro Calderoli non ha esitato a definire quelli della governatrice uscente «toni da professoruccia che considera la nostra provincia come la periferia dell’Impero»; e ha proseguito «o mente sapendo di mentire o non sa quello che dice» prima di chiedere a entrambi i candidati un impegno a finanziare tutti gli interventi previsti in Granda.
Bresso ha ribattuto mettendo in evidenza come «i ritardi nei cantieri sono da attribuire al fatto che la Provincia di Cuneo cambia continuamente idea in merito a progetti finanziati in massima parte dalla Regione e non può quindi attribuire a noi responsabilità che sono sue».
Beppe Malò
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